Economia

Pensioni, come sapere tutta la verità sui contributi

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Samanta Airoldi

Per andare in pensione i contributi sono un requisito indispensabile. C’è un modo molto semplice per sapere quanti ne hai versati. 

I contributi, specialmente dopo la riforma Dini del 1995, sono un requisito fondamentale non solo per poter andare in pensione ma anche per calcolare l’importo dell’assegno mensile. Vediamo come conoscere la nostra situazione contributiva.

I contributi sono un fattore indispensabile per la pensione/ Lamiapartitaiva.it

Non esiste misura previdenziale che non tenga conto dei contributi. Alcune misure- come Quota 41 oppure la pensione anticipata ordinaria- non tengono conto dell’età anagrafica. Ma nessuna misura attualmente in vigore in Italia non tiene conto dei contributi. Ad oggi, ad esempio, stando a quanto stabilito dalla legge Fornero, per accedere alla pensione di vecchiaia ordinaria è indispensabile avere almeno 20 anni di contributi.

I contributi sono rilevanti per due motivi: per poter andare in pensione e per l’importo dell’assegno mensile che andrai a ricevere. Se non raggiungi la soglia minima richiesta, infatti, non potrai uscire dal lavoro. E, dalla riforma Dini in avanti, l’importo della pensione viene calcolato con il sistema contributivo che, come suggerisce il nome stesso, si basa proprio sui contributi versati.

Per questo motivo è importante avere ben chiara qual è la propria situazione contributiva. Il modo migliore e più sicuro è rivolgersi all’Inps o andando presso un ufficio territoriale o anche accedendo al portale tramite Spid. Ma c’è anche un altro modo più semplice per fare un calcolo di quanti contributi hai senza ricorrere all’Inps.

Pensione: ecco come calcolare i tuoi contributi

Avere ben chiara la propria situazione contributiva è importante per capire quanto ancora ci manca alla pensione e per farci un’idea di quale sarà l’importo dell’assegno mensile che andremo a ricevere. Vediamo come fare per conoscere tutta la verità sui nostri contributi.

Ecco come calcolare i tuoi contributi/ Lamiapartitaiva.it

Come spiegato sopra, dalla riforma Dini in avanti, l’importo delle pensioni viene calcolato con il sistema contributivo che, a differenza del vecchio sistema retributivo, non tiene minimamente conto degli ultimi stipendi percepiti da un lavoratore. Il sistema contributivo considera solo il totale dei contributi versati durante l’intera carriera e li moltiplica per un coefficiente di trasformazione che aumenta con l’aumentare dell’età anagrafica.

Pertanto avere tanti contributi significa avere una pensione più alta. Oltre agli anni di contribuzione, incide naturalmente anche lo stipendio del lavoratore. Infatti ogni mese i contributi versati all’Inps- o alle gestioni separate dell’Inps- rappresentano una percentuale dello stipendio. Tale percentuale- detta aliquota di computo Inps- varia in base alla categoria lavorativa.

Le aliquote di computo Inps, ad oggi, sono le seguenti:

  • 33% per i lavoratori dipendenti;
  • 33% per i collaboratori gestione separata;
  • 25% per i lavoratori autonomi gestione separata;
  • 24% per gli agricoli autonomi, per gli artigiani e i commercianti;
  • 24% per i soggetti già titolari di pensione e provvisti di un’altra tutela pensionistica obbligatoria iscritti alla Gestione separata.

Fatte queste premesse è possibile fare un semplice calcolo. Ad esempio un lavoratore dipendente con uno stipendio annuo di 20.000 euro, verserà ogni anno 6600 euro di contributi, corrispondenti al 33% del suo stipendio. Di conseguenza dopo 10 anni di lavoro avrà accumulato 66.000 euro di contributi.

Samanta Airoldi

Laurea e Dottorato in Filosofia, svolgo il lavoro di redattrice dal 2015. Scrivo prevalentemente articoli di Politica ed Economia ma mi piace anche occuparmi di fitness e benessere. Nel mio tempo libero amo fare sport, andare al cinema e guardare serie tv.

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