La normativa italiana mette a disposizione un nuovo strumento per i contribuenti: ma ci sono alcune limitazioni da conoscere.
Nel mondo di oggi, dove la tecnologia e le formalità burocratiche hanno il dominio nella maggior parte delle nostre transazioni economiche e finanziare, può sembrare strano accettare un accordo siglato con una semplice stretta di mano.
Tutto questo fa sembrare un eco del passato. In passato, l’onore e la parola data avevano un peso importante nelle trattative e negli accordi tra persone o società. Ma nonostante questo, in materia fiscale, la fiducia e le promesse a volte non sono sufficienti. È risaputo che l’Agenzia delle Entrate voglia prove concrete e documentazione dettagliata per qualsiasi transazione che i privati o la PA pone in essere.
Si può senza ombra di dubbio di dire che evadere le tasse non è mai stato accettabile, né lo sarà mai. Chi fa errori o omette qualcosa nei confronti del fisco è tenuto a rimettere a posto le carte, affrontando sanzioni e interessi. Per fortuna, il sistema fiscale italiano tiene conto di strumenti che favoriscono la risoluzione amichevole di tali situazioni. Tra questi, gli avvisi bonari e il ravvedimento operoso sono strumenti che permettono ai contribuenti di regolarizzare in maniera naturale la propria posizione, evitando sanzioni più pesanti.
In questo scenario, da questo anno verrà inserita nel sistema una novità non di poco conto: il “concordato preventivo biennale“. Questo mezzo consente all’Agenzia delle Entrate di proporre un accordo basato su un reddito stimato per il contribuente, che se dà l’ok si impegna a versare le imposte calcolate su tale reddito per i successivi due anni. Lo scopo è quello di rendere più agevole la gestione fiscale per alcune categorie di contribuenti, come le piccole imprese soggette agli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) e, in via sperimentale, i contribuenti forfettari (con semplificazioni per la tassazione).
Questo “gioco” si basa sulle informazioni disponibili presso l’Agenzia delle Entrate e quelle fornite dal contribuente al momento della richiesta. Lo scopo è promuovere un rapporto di collaborazione e fiducia tra fisco e contribuenti, dando un vantaggio per entrambe le parti: da un lato, una maggiore certezza sulle imposte dovute per il contribuente, dall’altro, una riduzione dei controlli fiscali.
Nonostante questo, l’adesione al concordato preventivo biennale ha l’effetto di avere specifici obblighi e condizioni. Il contribuente deve rispettare una condotta trasparente e corretto. La decadenza dall’accordo è regolamentata in caso di irregolarità significative, come la dichiarazione di dati falsi o la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, oltre al mancato pagamento delle imposte concordate.
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