Aprire la Partita Iva da pensionato è una soluzione fiscale possibile? Ecco quando conviene farlo per avere una vita migliore.
I nonni italiani con la pensione spesso non arrivano a fine mese senza mille difficoltà tanto che in molti decidono di spostarsi a vivere in un paradiso fiscale per pensionati. In pochi lo sanno, ma se dopo una vita passata a lavorare essi non vogliono stare con le mani in mano, possono continuare a fare un lavoro per arrotondare le loro entrate.
Questa è una soluzione alla crisi che affligge moltissime delle persone della terza età del nostro paese che non riescono a vivere con la propria pensione. Un escamotage, però, che può essere adottato solo da coloro che sono in salute. Avere una Partita Iva per poter fare quel lavoro che hai sempre voluto fare è un sogno che finalmente si avvera.
Pensate a quanto potrebbe guadagnare un nonno o una nonna in pensione che decidono di fare dei baby-sitter o dei dog-sitter, ma a pagamento. Sono loro che invece si sacrificano sempre per figli e nipoti svolgendo questi compiti e tanti altri in maniera gratuita. Scopriamo, quindi, assieme quando è giusto aprire la Partita Iva.
La prima cosa da sapere è che per la legge italiana il percepire una pensione non è un impedimento ad aprire la Partita Iva. L’importante è capire quando conviene fare questa operazione fiscale e quando no. Infatti, fare un secondo lavoro è utile solo se da soddisfazione e se non comporta una perdita economica.
I pensionati possono perciò scegliere di aprire una attività come ditta individuale o come liberi professionisti. Essi devono però assolvere a questi semplici tre requisiti:
Anche per questi nonni sarà possibile usufruire di una tassazione fiscale agevolata, ovvero del regime forfettario. Per questa ragione, essi pagheranno solo il 5% di tasse per i primi 5 anni di attività e poi solo il 15% qualunque sia il loro reddito. Non solo! Essi hanno anche l’esonero dall’IVA e l’sclusione di maggiori adempimenti fiscali e contabili.
L’importante, però, è che questi pensionati abbiano un reddito che non supera i 30 mila euro all’anno. In caso contrario, essi non potranno accedere al regime forfettario ma dovranno usufruire di quello ordinario con relativa tassazione.
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